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Le Dolomiti Bellunesi

12206_311186615657708_1334021577_n Le Dolomiti Bellunesi, prima della nascita del parco, erano sconosciute ai più. Eppure sono un autentico scrigno di natura selvaggia, ricca di biodiversità e di panorami incantati.
A due passi dalla brulicante pianura veneta, un luogo di solitudine e silenzio, un luogo di pace, dove il divieto di caccia ha riportato le popolazioni di ungulati selvatici a ripopolare tutti questi bellissimi monti. Cervi e caprioli, camosci e mufloni sono i padroni indisturbati di vette e valli, di boschi e forre. Su di loro volano maestose ben 10 coppie di nidificanti di aquila reale, mentre da poco è tornata a fischiare la simpatica marmotta. Per non parlare dei fiori, autentico gioiello di questa natura selvaggia ma da sempre frequentata dall’uomo.

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Il Parco nazionale di Neusiedler see

59982_324827587626944_2132817022_nIl parco nazionale di Neusiedler see-Seewinkel è in Austria al confine con l’Ungheria. Circa a 50 km a sud-est di Vienna. E’ la famosa Pannonia, come la chiamavano gli antichi Romani, il granaio d’Europa. Una zona che stupisce per il suo clima mite, dove ci sono fiorenti coltivazioni di vite e graminacee. E’ una delle zone umide più importanti d’Europa. L’area si è mantenuta selvaggia anche grazie alla Guerra Fredda che, con i suoi orrori, ha fatto si che qui venisse stesa fisicamente la cortina di ferro. Per decenni terra di confine tra Est ed Ovest, vi si è salvato un paesaggio agricolo senza pari ed una natura d’eccezione.

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La Sardegna del Sinis

imageLa Sardegna del Sinis è fatta di ecosistemi e  paesaggio preziosi, creati dal fiume Tirso e dal maestrale. Soffiando forte da occidente, infatti, il vento nei secoli ha accumulato dune di sabbia che ostacolano il deflusso delle acque a mare. Basti pensare che il solo stagno di Cabras è grande oltre 2.000 ettari.
E l’uomo vi ha costruito un’economia dello stagno, fatta di allevamento di muggini e arselle (cefali e vongole) che fan parte della gastronomia locale in ogni loro variante. Un tempo l’uomo navigava queste acque con imbarcazioni fatte di erbe palustri essiccate al sole, is fassonis, proprio come i fenici. Acqua e terra che si mischiano all’orizzonte tremulo, tra voli d’anatre ed eleganti distese di fenicotteri (oasi WWF di Seu e LIPU di Sale Porcus), con pecore al pascolo tra i nuraghi e rovine fenicie, puniche, romane, a testimoniare il fascino antico di questa terra bellissima e ancor poco conosciuta: come le rovine della mitica Tharros (730 a.C.) o la splendida cattedrale di S. Giovanni Battista (VI-X sec. d.C.) costruita in massicci blocchi di arenaria. Luoghi che han visto crescere il mito di Eleonora d’Arborea, illuminata governante, femminista ante-litteram.

Non ci son limiti stagionali o difficoltà vere, il Sinis è luogo da visitare in ogni stagione (preferendo la fine dell’inverno e l’inizio della primavera), a piedi o a cavallo o in bici, oppure su una tavola da vela, perché qui ci sono alcune delle onde da surf più belle d’Italia. E poi c’è il mare, quello di Sardegna che qui ha una delle sue perle: l’area marina protetta di Mal di Ventre (ma il toponimo originale sardo era “male vento”!).
Luoghi splendidi in una terra ricchissima di avifauna e con un mare davvero spettacolare.