New Orleans, USA

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A New Orleans non mi aspettavo proprio tutto il caldo che abbiamo trovato. A marzo le temperature erano sempre oltre i 20 gradi e spesso oltre i 25!

Fortuna che c’e’ sempre stato tanto vento fresco che ci ha salvati.
E’ una terra d’acqua, stesa tra il Mississipi e tutti i suoi affluenti e canali scavati dall’uomo per la bonifica e la navigazione.
Una terra segnata dalla piantagioni e dalla schiavitù che fu.
Ci sono tantissimi neri in giro, testimonianza di quella che era una immensa forza lavoro deportata dall’Africa.
Dopo l’uragano Katrina, il volto della città e del delta del fiume e’ cambiato molto.
Ci sono ancora tante case scoperchiate o distrutte o abbandonate.
Navi lanciate in terra e auto scaraventate in acqua.
Deve essere stato terribile.

Non oso pensare a tutti quei detriti lanciati con furia in aria sui cristalli degli alberghi-grattacielo.
Tanta parte della città, quella più povera, e’ costruita in golena, sotto l’argine, spesso sotto lo stesso livello del fiume. Una vera e propria follia urbanistica che ha prodotto centinai di migliaia di morti.
Ma hanno ricostruito tutto o quasi tutto bene.
La città e’ tornata allegra ed operosa.

Con questo carnevale continuo che sfrutta il mito antico del vodoo.
Gli unici negozi sempre aperti sono proprio quelli che vendono troiai per turisti.
Per il resto gli orari sono davvero incredibili.
Negozi aperti dalle 10 alle 17-18!

La città che mi e’ sembrata tranquilla. Mai avuto sensazione di insicurezza o pericolo.
Mangiato bene. Anche se la cucina creola o cajun e’ davvero molto speziata e pesante.
Ci sono molti più grassi in giro che a New York o nel Maine o nel Vermont o in California.

Ma tanta tanta tolleranza, verso i grassi, verso i neri, verso i gay, verso qualunque “diversità”. Questa e’ davvero la grandissima forza degli USA!

La gente e’ spesso in giro la sera, con alcune punte incredibili il sabato. Sembra proprio che tutti ma proprio tutti siano per strada.
Ad ascoltare jazz of course!

Dovunque orchestrine improvvisate fanno concertini per la gioia dei turisti. Nei centri commerciali e nei locali ci sono band pagate dai gestori, di buon livello mi e’ sembrato.

Il fiume ha un colore marrone davvero repellente, ma e’ il limo che continuamente trasporta, un po’ come il “biondo Tevere”.
Nessuno, infatti, ci faceva il bagno.
Siamo stati al mare. Acqua già tiepida e invitante, alcuni bagnanti in acqua, spiagge bellissime e rovinate dalla melma petrolifera regalataci dalla BP.
Sono stato sul delta del Mississipi. Ho visto con facilita’ i pellicani e gli aironi, i gabbiani e le anatre, ma anche i mitici alligatori.
Il contesto e’ un po’ strano. Il fiume e ‘ una specie di porto canale lungo cento chilometri. Le navi, anche porta container, entrano nel fiume e arrivano sino in città. Dovunque fabbriche chimiche, cementerie, raffinerie.
Non un bel spettacolo davvero.
Il tutto tra i resti lasciati da Katrina.

A New Orleans ho visto un bellissimo museo degli insetti, con insettario e casa delle farfalle, con una spettacolare interpretazione degli insetti. Davvero da imitare. In questo gli americani sono davvero insuperabili.

In Lousiana ho scoperto che anche negli USA si può mangiare un’ottima pizza, così come degli ottimi piatti di pesce e crostacei e ostriche (conciate pero’ perché quelle locali da sole sono davvero di forte gusto!).
La cosa più bella e’ pero’ la gente. La sua capacita’ di comunicare istintivamente. Se guardi qualcuno subito ti saluta, se chiedi qualcosa ti rispondono e cercano di aiutarti. Vai al bar e sembra che ci si conosca da sempre.
Un popolo abituato a muoversi e che incontra nuova gente ogni giorno, si sforza di essere gentile e disponibile, unica arma per evitare conflitti culturali, religiosi, razziali.

Davvero abbiamo molto da imparare.

 

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