Patagonia

imageAlzi la mano chi non ha mai sognato di fuggire in Patagonia! Già proprio così. Un mondo lontano eppure a noi italiani così vicino. Un deserto pieno di meraviglie naturali e di paesaggi mozzafiato. Un luogo ricco della presenza di tanti italiani che ne han fatto la storia e l’economia.
L’Argentina ci parla dei melanconici e struggenti ritmi del tango, di gaucho persi nell’immensità di questi deserti.
Todos tanos tutti italiani, te lo senti ripetere spesso non appena cominci a parlare con la gente che, affabile e disponibile, ti mette subito a tuo agio, soprattutto nei piccoli centri che sono il cuore di quell’immenso paese che è la nostra meta. L’Argentina, infatti, è grande quasi come un terzo dell’Europa, si estende per 3400 chilometri, dal Tropico del Capricorno fino alle regioni subantartiche della Terra del Fuoco. Un viaggio in queste terre ci immergerà in paesaggi umani e naturali di una suggestione e bellezza da levare il fiato. Il viaggio di una vita se si potesse esplorarla tutta. Ma avendo meno tempo proviamo comunque a scoprire uno dei posti più belli del mondo… magari sognando di tornarci (a proposito chi mangia il frutto del calafate ritorna, come dice la leggenda, ma attenti che più di uno può far male!).


Atterriamo allora a Buenos Aires una delle più belle città dell’America Latina. Una città enorme come si capisce subito dall’ora buona che ci porta via il viaggio dall’aeroporto. Un miscuglio incredibile di architetture e di stili di vita. Dal tardo barocco spagnolo in stile coloniale si passa ai grattacieli in vetrocemento che svettano in centro, passando purtroppo per tante situazioni di povertà e degrado.

Buenos Aires offre molti punti di interesse, tra cui il Teatro Colòn, la Plaza de Mayo con la Casa Rosada (il Palazzo Presidenziale), la Boca, quartiere degli immigrati italiani, San Telmo ed i suoi negozi di antiquariato.
In questo itinerario classico alla città, cui non può mancare una serata di tango, vi consiglio di aggiungere la visita alla reserva ecologica costanera do sur una splendida zona umida sulla costa della capitale federale. E’ una storia bellissima, perché qui doveva nascere il centro direzionale della capitale, poi però c’è stata la crisi e han bloccato tutto. Intanto la natura ha colonizzato questi riporti di terra e pietre. Centinaia di specie di uccelli che vi giungono dall’entroterra patagonico ma soprattutto dal fiume Paranà rendono indimenticabile la passeggiata sul mar de la Plata. La città intera insorse quando volevano spianare quella che ormai era diventanto il parco cittadino. E così oggi ne approfittiamo anche noi turisti. La visita alla riserva, infatti, è un’ottima soluzione per riprendersi dalle 14 ore seduti in aereo. Del resto proprio alla destra dell’ingresso alla riserva c’è una buona osteria all’aperto dove assaggiare subito l’ottima carne argentina (bife de lomo e bife de chorizo per gradire, ma asado se volete davvero assaggiare parti di carni che da noi sono ormai un ricordo del passato, non dimenticando che le loro porzioni sono gigantesche!).

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Quando vi sarete ambientati è già l’ora di partire alla volta del cuore dell’Argentina: la Patagonia. Terra australe per definizione. Sogno di poeti e viaggiatori. Luogo di fughe dal mondo e di incredibili incontri con una natura ed un paesaggio che mozzano il fiato, anche per i gelidi venti che vi soffiano soprattutto in inverno.

Dal punto di vista ecologico, l’incredibile varietà di ambienti naturali fa dell’Argentina uno dei paesi più ricchi di specie animali e vegetali del mondo: circa 950 specie di uccelli, un numero incredibilmente alto se si pensa che il paese si estende quasi completamente al di fuori dei tropici e che non possiede, quindi, grandi estensioni di foresta pluviale, l’ambiente naturale con la maggiore biodiversità.
Per non parlare dei mammiferi marini che popolano le coste atlantiche della Patagonia. Peninsula Valdes è un vero e proprio scrigno di natura selvaggia. Uno dei luoghi più famosi al mondo per l’osservazione dei cetacei, dove balene franche australi ed orche vengono a far nascere e svezzare i propri piccoli!
Per raggiungere la Peninsula Valdes abbiamo due soluzioni.
La prima è quella di noleggiare un auto a Buenos Aires e di attraversare la Pampa in direzione sud.
L’itinerario può andare verso La Plata e quindi Mar del Plata, ma occorre sapere che è una delle arterie più trafficate in estate, oppure seguire la RN3 per Bahia Blanca e Viedma sino a Puerto Madryn. In alternativa prendere l’aereo ed atterrare a Trelew, in Patagonia (zona gallese, famosissima per le sue torte…).

Trelew è la base ideale di partenza per visitare la Peninsula Valdes. All’aeroporto affittano diversi tipi di auto, anche fuoristrada. A Trelew non mancate di fare una visita al bellissimo museo paleontologico Egidio Feruglio con esposizione di straordinari resti di dinosauri della Patagonia, integri e ben ambientati.
E allora preso il nostro mezzo ci dirigiamo a Puerto Madryn. La città è molto carina, direttamente sull’Oceano Atlantico, con una grande spiaggia dalla lunga ed affascinante risacca. E’ ricca di ogni struttura turistica, dai ristorantini di pesce e carne (assaggiate il cordero patagonico, la pecora che vive libera in queste immense distese di aziende agricole dalle proprietà infinite, ma anche i calamari che qui vi si pescano abbondantemente).
Non mancate di visitare il centro visitatori dell’area, posto un po’ ai margini della città sul lungomare in direzione sud: davvero una delle migliori esposizioni sulla natura della Patagonia che possiate visitare.

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Ma il piatto forte di questa terra deve ancora venire. Dedicate almeno due-tre giorni alla Peninsula. Otarie e leoni marini, elefanti marini e nandù, guanachi e avvoltoi, lepri patagoniche e decine di specie di uccelli non vi mancheranno di certo.
Spostandosi in auto a Puerto Piramides, dove c’è un campeggio in riva al mare, si potrà prendere uno dei battelli autorizzati alla visita del Golfo Nuevo per visitare da vicino le colonie di foche (loberia); da questo stesso luogo d’inverno salpano i battelli per il whalewatching, la Peninsula Valdes infatti è uno dei luoghi più famosi al mondo per osservare le balene da vicino. Da qui avendo voglia e un po’ di tempo non può mancare una bellissima escursione di una mezza giornata lungo la baietta di El Pescadero subito a sinistra dell’imbarco dei natanti. Si può salire sulla scogliera e seguire un agile sentiero che ci porta tra gigantesche dune di sabbia sahariane e poi magari ridiscendere lungo la costa, facendo attenzione ai tempi della marea, per osservarvi la vita del mare, tra otarie e ostricari, sterne e granchi che si rincorrono dovunque.

Ma recatevi anche a Punta Norte per la strada n.3, fermandovi alle Salinas Grandes una delle più grandi depressioni della Terra, 200 kmq di territorio estremamente arido, posto a 42 metri sotto il livello del mare.
Tornando poi per la litoranea osservando Caleta Valdes sino a Punta Delgada, completando l’anello con la strada n.2. Scoprirete che vi verrà la voglia di cambiare programma e restare qui il più a lungo possibile!

Roger Payne, lo studioso che ha “scoperto” il ruolo fondamentale di Peninsula Valdes per le balene franche australi ha scritto: Mi piacerebbe molto che nel 2000, in ogni oceano, la gente cominciasse il nuovo anno nuotando con delfini e balene: centinaia di amicizie, ovunque, in tutti i mari, ciascuna con la sua storia e le sue particolarità; tanti rapporti amichevoli che ci vorrebbe gran parte dell’anno solo per raccontarli. Certo, mi rendo conto delle possibili obiezioni – qualunque scienziato ne sarebbe consapevole – ma come disse George Bernard Shaw: niente è mai stato realizzato da un uomo ragionevole. Io credo che il mondo selvatico aspetti l’amicizia dell’umanità.

Con queste belle parole nel cuore continuiamo la visita di questa splendida terra, magari alla ricerca del pinguino di Magellano, il più diffuso lungo le coste della Patagonia. Da gennaio a marzo le coste son piene di genitori che svezzano i piccoli, davvero uno spettacolo eccezionale che si può ammirare da molto vicino. I pinguini, infatti, non hanno paura dell’uomo, che dopo averli perseguitati nelle terribili ed epiche vicende della colonizzazione di questa terra, oggi li protegge quale un vero e proprio simbolo di naturaleza.
Per godere della loro vita selvaggia, immersi in un contesto naturalistico e paesaggistico d’eccezione ci si deve recare alla riserva naturale di Punta Tombo. E’ tanta strada ma merita davvero la visita.

Tornate a Puerto Madryn e recatevi a sud in direzione di Rawson, da qui proseguendo verso sud lungo la RN3, dopo pochi chilometri si incrocia la RP1 che ci conduce a Punta Tombo attraverso 115 km di strada.
Se si preferisce si può optare per una visita organizzata informandosi a Trelew. Ma l’emozione dell’incontro naturalistico inaspettato in natura, mentre si percorre una strada secondaria con il proprio mezzo vale davvero qualche fatica. Per non parlare di quel milione di pinguini che ci attendono al nostro arrivo.

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All’ingresso della riserva, parcheggiato il mezzo, ci si incammina per un sentiero facile e ben segnato che si snoda attravero i nidi dei pinguini. E’ una marea vociante di grasso e piume, penne unte e lische di pesce, uova rotte e l’incredibile simpatia di pinguini e pulcini che vi guardano curiosi da ogni dove. Uno spettacolo che da solo vale un viaggio all’altro capo del mondo!

Ritornati, nostro malgrado, sui nostri passi giungiamo alla ruta nacional n.3 che imbocchiamo a sinistra in direzione sud. Ci attende il viaggio sino alla città più popolosa della Patagonia, Comodoro Rivadavia. Magari ci si può rinfrancare con un bagno a Rada Tilly, 16 km a sud della città. Ma avendo tempo merita una capatina ai musei “regional Patagonico” e “mineralogico” della città.
Ripresa la nostra rotta verso sud, puntiamo alla volta di Puerto San Julian, una piccola località con splendide spiagge, proprio dove nel 1520 approdò Magellano.
Ancora lungo la panamericana, l’interminabile ruta nacional n.3 sino a Rio Gallegos. E’ il porto più importante della Patagonia. Oltre ad una passeggiata nel centro non mancate il lungomare Costanera.

Partiamo quindi alla volta del deserto. Già, quello vero. Qui è Patagonia profonda, man mano che ci si allontana dal mare e dai suoi effetti mitigatori, il caldo e l’arsura si fanno sentire. Se non fosse per il nastro d’asfalto che ci guida a volte perderemmo il senso dell’orientamento.
Ma il traffico c’è anche qui. Stiamo andando, infatti, al Perito Moreno uno dei luoghi più famosi del mondo. Ghiacciaio dedicato all’eroe nazionale Francisco Moreno, uno dei pochi ghiacciai che avanza del pianeta, anche se recenti studi ci dicono che l’effetto serra sta producendo grandi rivolgimenti anche a queste latitudini australi.
La strada è bellissima. Difficile resistere alla tentazione di fermarsi ad ammirare un condor in volo con i suoi tre metri di apertura alare!
Possiamo davvero goderci il viaggio attraverso il deserto sino a El Calafate. Una cittadina turistica andina cresciuta tutta intorno alla conservazione della natura e alla valorizzazione del suo gioiello più importante: il Perito Moreno. Un ghiacciaio che si presenta ai nostri occhi in tutta la sua magnificenza: alto più di 60 metri e lungo quasi 5 chilometri, con circa 60 chilometri quadrati di ghiaccio.
Un ghiaccio che si muove, sempre. Dal belvedere del ghiacciaio si ode continuamente il fragore sordo di qualche blocco che cade nel Lago Argentino. Ma i crepacci più grandi producono onde alte e un rumore talmente sordo da far rabbrividire di paura.
Ed ogni tre o quattro anni ecco che il ghiacciaio si espande sino a toccare il promontorio roccioso che è al di là del Canal de los Tempanos. Si crea uno sbarramento così grande che quando crolla, nel corso dell’estate australe, per un paio di giorni dà vita ad un grande spettacolo, la ruptura per gli argentini. Milioni di tonnellate che si sgretolano e si sbriciolano, davvero un evento maestoso da “era glaciale”! O meglio da fine dell’era glaciale.
E tutto intorno le Ande, le torri del Paine con le foreste di lenga e nire, profumatissimi alberi che inebriano del loro aroma le nostre narici, quasi fossimo in visita ad una profumeria.
Luoghi che in meno di un anno vengono visitati da oltre 300 mila persone, proprio per la loro bellezza.
Son luoghi unici, infatti. Tutelati da un grande parco nazionale e dall’Unesco. Oltre 600 mila ettari di natura protetta, 350 km di nevi eterne, con una flora ed una fauna delicata ed in grave pericolo di rarefazione. Dal 1937 questo patrimonio è custodito dal Parque Nacional Los Glaciares.
Se il paesaggio ha preso il vostro cuore e siete abbastanza avventurosi, ecco che potrete provare anche l’emozione di navigare sul lago Argentino proprio sotto il fronte del ghiaccio che cade fragorosamente nell’acqua oppure osare una camminata nel blu, tra serracchi e crepacci del ghiacciaio più bello. Se tutto questo vi tenta chiedete di Luciano Pera, l’italiano che ha fondato e dirige “Hielo y Aventura”… non resterete delusi.
Una cosa è certa ripartiremo con la saudade nel cuore, perché non c’è terra australe più italiana dell’Argentina e al El Calafate se ne avverte tutto il fascino.

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Adesso però torniamo indietro, rifacendo le circa cinque ore di strada per Rio Gallegos. Da qui prenderemo l’aereo per tornare a Buenos Aires.
Ma se abbiamo la fortuna di avere ancora tempo ci accingiamo a fare una grande tappa di circa 14 ore sino a Ushuaia, la città più meridionale dell’Argentina.
La fine del continente americano, lo stretto di Magellano, due volte l’attraversamento della frontiera col Cile (i rapporti non proprio distesi tra i due stati fan si che i doganieri siano piuttosto meticolosi e “lenti”!) e quindi l’Isla Grande de la Tierra del Fuego, altro luogo mitico di questo incredibile viaggio alla fine del mondo.
L’isola maggiore dell’arcipelago fuegino è estesa per 70 mila kmq (poco meno dell’Irlanda), di cui poco più di 21 mila in territorio argentino.
Un grande patrimonio naturale che è tutelato dal parco nazionale argentino “Tierra del Fuego” e dall’omologo cileno “Alberto de Agostini” dedicato al grande geografo italiano che qui ebbe un ruolo fondamentale per la scienza e la cultura, ma anche per l’esplorazione di questi luoghi.

Da San Sebastian a Rio Grande è deserto vero. Poche sparute pecore e qualche reticolato infinito caratterizzano il paesaggio, a perdita d’occhio.
La Baia di San Sebastian è davvero spettacolare. Nei giorni di sole, che in estate non mancano di certo da queste parti, le acque dell’oceano brillano di un intenso colore verde-azzurro in netto contrasto con le rocce rosse delle scogliere.
Il tutto è amplificato da quella strana sensazione di atemporalità che ci prende all’estremo nord o all’estremo sud. Qui il sole d’estate tramonta verso mezzanotte… scherzi dei 55 gradi di latitudine sud!
Ma dopo un po’ il paesaggio cambia radicalmente verso l’ombroso lago Fagnano, proprio mentre dovremo affrontare un po’ di curve e tornanti per scavallare verso Hushuaia: la ciudad mas meridional du mundo come recitano i cartelli. Bello ma non vero, perché dalla fine della dittatura, dall’altra parte del Canale di Beagle c’è Puerto Williams sull’Isla Navarrino che da base militare è divenuta un simpatico villaggio di oltre duemila persone, ma è in territorio cileno e da queste parti fan finta che non esista!

 

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Hushuaia è bellissima. Dal fascino particolare, con le sue case che son palafitte di legno, carta e lamiera ondulata, coloratissime a ricordarci che qui per gran parte dell’anno è ghiaccio, neve, grigio e freddo a dettar legge.
La città è un grande centro commerciale in espansione. Alla sua fondazione ha contribuito almeno un terzo di popolazione italiana, di origine ligure. La città era territorio federale sino a pochissimo tempo fa ed ha goduto di forti esenzioni fiscali per favorirne la colonizzazione. Per questo, forse, è più cosmopolita di altre città  e paesi argentini che appaiono quasi “europei”. Mentre questa è una vera città australe, popolata dalle genti argentine e di origine sudamericana varia, ma anche da alcuni sopravvissuti indigeni e da gente di tutto il mondo che si è rifugiata alla “fine del mondo”… proprio come noi!

E’ la terra della centolla, la granceola atlantica davvero buona e qui (almeno per noi italiani favoriti dal cambio di 1 a 7, poco costosa. Non mancate di assaggiarla.
Hushuaia è tappa obbligata verso l’Antartide. Come testimoniano i suoi musei, la sua storia, la terribile prigione-museo che narra di indicibili sofferenze e privazioni per sopravvivere in un ambiente fatto per pinguini e foche, balene e leoni marini che qui potrete ammirare con alcune bellissime escursioni in battello nel canale di Beagle.
Avendo tempo merita davvero una visita l’Estancia Remolino, un luogo fuori del mondo che l’italiano Ernesto Piana ha trasformato in un museo ed in un campo archeologico della tradizione fuegina. A ricordo di coloro che osarono navigare in queste gelide acque in tronchi di legno scavati, ben prima che gli europei provassero a cercare una via per raggiungere l’Oceano Pacifico.

Riferendosi a queste terre, Charles Darwin ha scritto: se, come dicono i poeti, la vita è un sogno, allora in un viaggio come questo si ritrovano le visioni che meglio servono a far passare la lunga notte.

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