Portogallo del sud

IMG_6728Il Portogallo del sud è un’Europa da scoprire, vicinissima eppure lontanissima. Già perché se pensi di andarci in auto da Roma è davvero un viaggio, ma un aereo e un auto in affitto a Lisbona rendono molto vicina questa terra incognita, assolutamente da scoprire.
Un posto incredibile, fatto di silenzi e di mare infinito, di terre magiche e misteriose che ci parlano di castelli e templari, di scontro tra l’occidente e l’oriente, di caravelle che intrepide vanno verso l’orizzonte dell’oceano, che qui sente forte e prepotente, con le sue onde da surf, con la sua enorme marea.

Il viaggio
Atterrati a Lisbona, prendiamo l’auto e, resistendo alla voglia di scoprire la capitale portoghese, infiliamo subito l’autostrada verso sud.
Facciamo in fretta tutta l’A2 sino ad Albufeira. Qui inizia davvero la nostra vacanza. La costa è magnifica. Siamo in Algarve una delle località balneari più rinomate d’Europa. I servizi che troviamo sono all’altezza delle aspettative. Appena arrivati in paese c’è subito un grande campeggio, molto attrezzato, dove noi abbiamo campeggiato. Ci sono anche una serie di piscine perché qui il mare può essere anche molto freddo. Vi consiglio però di entrar in acqua in questa parte meridionale dell’Algarve, perché dopo sulla costa occidentale del Portogallo sarà molto più freddo e ventoso, anche se i portoghesi e gli inglesi non sembrano proprio accorgersene!


L’Algarve è un po’ come la nostra costa romagnola, piena di offerte turistiche di qualità. Amici portoghesi ne parlano male, perché è sostanzialmente stata pensata e valorizzata dagli inglesi (che qui non sono mai mancati, nell’eterno conflitto marinaro con la Spagna, storico nemico del Portogallo).
Ma a noi turisti questa parte di penisola iberica un po’ mitteleuropea non può che piacere: raccolta differenziata dei rifiuti, cartelli turistici, spiagge pulite e controllate, piste ciclabili, giochi per i bimbi e i ragazzi…
Diciamo che se volete rilassarvi un po’, dopo la partenza, il volo, il nolo e l’autostrada, qui avete solo l’imbarazzo della scelta.

Albuferia è un bel paesino, molto turistico, ben tenuto, in discesa ripida sul mare. Occorre trovare un parcheggio periferico e non avventurarsi troppo nelle ripide e strette viuzze. Ma i parcheggi ci sono e la tolleranza alla presenza turistica mi è sembrata adeguata alle necessità.
Il bianco e l’azzurro dominano il paesaggio della cittadina. Il bianco abbacinante del mezzogiorno, come nell’Italia del sud, come in Grecia. Bello e solare, qui unito ad una tonalità di azzurro cielo intenso e polarizzato che richiedono l’uso di occhiali da sole e cappello per non correre il rischio di trasformarsi subito in un rosso peperone. Attenti perché si sta benissimo grazie al vento onnipresente che ci fa percepire anche dieci gradi in meno (e d’estate è davvero un regalo!), ma può essere pericoloso per i bimbi visto che siamo a due passi dal Nordafrica e il sole non manca davvero.
Scendiamo per la cittadina, ricchissima di negozi e ristoranti di ogni fattezza e qualità. Molto pedonalizzata e adatta a far sgambettare i più piccoli senza problemi, sino alla bellissima spiaggia sul mare che e’ già oceano Atlantico ma ancora sembra il nostro tranquillo Mediterraneo.
Non fermatevi ai ristorantini per turisti, cercate qualcosa di più tipico nelle viuzze più nascoste e troverete il pesce in tutta la sua eccellenza. Qui il mare è pulito ed i tempi della pesca e dell’ospitalità sembrano ancora quelli di una volta.
I portoghesi non parlano italiano, ma si sforzano davvero di farsi capire. Se masticate due parole di inglese o di spagnolo non avrete proprio problemi.
Poi guardate i prezzi e mi direte. Solo la benzina costa come da noi (il Portogallo non ha impianti di estrazione in giro per il mondo, come invece la Spagna), ma per il resto… far la spesa, andare al ristorante è riscoprire l’emozione di poterselo permettere!
Quando assaggiate un vino che vi piace, annotatevi l’etichetta perché presto scoprirete che costano così poco da costituire un bel souvenir da riportare a casa.

Uscendo da Albufeira seguiamo la litoranea verso occidente, con il mare giusto alla nostra sinistra, in direzione di Lagos.
La cittadina è in una delle più grandi baie dell’Algarve. Al suo nome, purtroppo, è legata una delle pagine più nere della cultura europea: la tratta degli schiavi.
Nel 1441, infatti, l’esploratore Nuno Tristao portò dal Sahara i primi schiavi e Lagos divenne il primo mercato degli schiavi in Europa. Dopo le esperienze dell’antichità la cultura portoghese e spagnola introdussero questa terribile pratica nella storia occidentale, destinata a restarci sino all’indipendenza americana.

Passiamo da Villa do Bispo e ci dirigiamo verso cabo de Sao Vicente, l’estrema punta sud-occidentale d’Europa. Per fermarsi non c’e’ che l’imbarazzo della scelta: campeggi, semplici affacci sul mare sprovvisti di divieti. Ma se siete in cerca di comodità vi conviene approfittarne ora, perché dopo sull’oceano il percorso sarà molto più wild!

Qui il nostro viaggio muta, perché è il paesaggio che si trasforma. Sagres è una cittadina di pesca, “normale” dopo tanta cura turistica. Si legge un po’ dovunque nel tessuto urbano, tra i ruderi di mura poderose, tra torri difensive e piccoli borghi fortificati che qui la vita non doveva essere facile quando i mori giravano tra Africa ed Europa. Del resto in Toscana a metà Settecento ancora depredavano intere isole, figuriamoci qui a due passi dal Maghreb.

Da Sagres andiamo al capo, alla punta, con lentezza, assaporando la forza dell’oceano che si frange su questa estremità d’Europa. Sono scogliere di 60 metri d’altezza che i Romani chiamavano promontorio sacro. Qui c’è uno dei fari europei più potenti, con ben 95 km di portata, non potete perderlo! Lo si vede bene da lontano, già all’uscita di Sagres, indica chiaramente la direzione dove andare, ma del resto la litoranea e’ una strada con scarsi dubbi. Ma prima di arrivare al faro sulla destra troviamo dei ristoranti di fronte a cui c’è una spianata che fa da parcheggio, da qui si prende una scalinata che porta giù al mare: imperdibile. Dalla spiaggia non si vede la strada e si sente solo la forza del mare, potreste dimenticarvi di tutto ma…. ricordatevi della marea quando piantate l’ombrellone.
Tornati all’auto proseguiamo verso Cabo de Sao Vicente, fermandoci ad ammirare il borghetto fortificato sulla nostra sinistra, a picco sull’oceano.
Arriviamo al faro, circondato da un parcheggio di auto e camper, nonché da un vero e proprio mercatino di maglioni e cappelli di lana, rustici e tradizionali, dai costi davvero abbordabili.
Tanta storia e leggende portoghesi sono legate a questo luogo. Si narra che il corpo di san Vincenzo riemerse qui dal mare, si narra che il principe Enrico il Navigatore vi abbia fissato qui la sua dimora (ma non ci sono testimonianze certe), quel che è sicuro è che al largo delle sue coste si combattè la battaglia tra inglesi e spagnoli, sconfitti dalla flotta guidata dall’ammiraglio Nelson, sostanziale boa intorno a cui svolta la storia d’Europa e del mondo occidentale, con il declino degli spagnoli e l’affermarsi della potenza anglosassone.

Qui la natura è ancora sostanzialmente come era, con cicogne, aquile, gheppi e addirittura lontre marine. Per non parlare delle fioriture che da febbraio a maggio fanno dell’Algarve occidentale un vero e proprio giardino botanico, con ginepri, narcisi, lavanda e mille altri profumi e colori salsi e ventosi.
Lasciato il capo proseguiamo verso nord, tenendo sempre il mare alla nostra sinistra, puntando idealmente a Lisbona. In pratica si torna a Sagres e si prosegue verso Vila di Bispo e quindi sulla N268 litoranea.
Mare forte, sempre presente. Con maree intense e ritmiche, con un forte, sordo, impulsivo suono di mare che si frange sulle coste rocciose, a picco, su cui si aprono infinite, immense, spiagge sabbiose, dove spesso vi si precipitano ruscelli. Un luogo da cui non vorrete andare via.

La strada è tortuosa e a volte bianca ma ben solida, con alcune piccole salite, davvero non vi consiglio di rinunciarvi perché è un posto bellissimo.
Il percorso comunque parte da un gran parcheggio, dove volendo potete parcheggiare e quindi proseguire a piedi o in bicicletta.
Siamo alla spiaggia di Amado nei pressi di Carrapateira.
Arriviamo così alla grande spiaggia di Bordeira. Quindi passando per Aljezur e Odeceixe arriviamo alla bellissima spiaggia di quest’ultima località.
Dal paese verso la spiaggia, lungo il corso d’acqua che scorre alla nostra destra, troviamo un ristorantino sulla nostra sinistra, in pratica siamo a casa loro, con quattro tavoli e un forno casalingo… Ottima cucina dal sapore campagnolo.
Sia che decidiate di fermarvi al parcheggio alto della cittadina, sia che decidiate di tornare indietro, attraversare il ponte e andare sullo sterrato in destra orografica del fiume, non avrete problemi a passare la notte in questa cittadina molto ripida e abbarbicata sul mare, dove c’è anche una spiaggia riservata e segnalata per nudisti.
Il tramonto parla da solo, non perdetelo assolutamente.

Torniamo indietro sulla N120 e proseguiamo verso nord. Lasciamo l’Algarve per entrare nell’Alentejo.
Nei pressi di S.Teotonio cerchiamo la strada sulla sinistra per andare al paesino di Zambodeira do Mar (ma abbiamo trovato anche l’indicazione Zambujeira do mar). Qui una chiesetta affacciata sulla spiaggia, un rigagnolo di acqua dolce dove giocano i più piccoli, fa da contorno ad una bella scogliera basaltica con scogli pieni di cozze.
Continuiamo sulla litoranea, in direzione nord, verso Cabo Sardao e Almograve in pieno Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina. E’ un bel paesello su un largo fiume, con ruderi di castello.
Imbocchiamo la N393, verso nord, dirigendoci alla foce del Rio Mira che per me è il limite settentrionale della Costa Vicentina da visitare. Qui c’è una grande pineta, non facilmente accessibile, con qualche problema di gestione del traffico ma che può essere d’aiuto per una sosta dalla calura portoghese.
Finita la sosta facciamo una tappa di trasferimento, via N390, quindi N120 sino a Tanganheira e poi Santiago do Cacem, qui prendiamo la N261 sino a Comporta vera e propria città delle cicogne, nella regione di Lisbona.
Tante, belle e confidenti. Vi avvicinerete a vederle proprio da vicino, del resto nidificano anche sul tetto della chiesa nella piazza principale.
Da Comporta vi consiglio di proseguire sempre diritto in direzione nord, sul lungomare per andare a prendere il traghetto a Troia per Setubal.
L’alternativa è una ottantina di km in più via Alcacer do Sal per andare sempre a Setubal. Arrivati alla città prendete l’A2 in direzione della capitale.

Lisbona è una bellissima, ventilata città di mare. La capitale del Portogallo è estesa sulla riva settentrionale del fiume Tago e dista una ventina di km dall’Atlantico. Nell’area vivono oltre due milioni di persone, anche se la città “ufficiale” è di poco più di cinquecentomila abitanti.
Merita davvero di essere visitata e quanto restarci dipende solo dal tempo che avete.
Si notano le contraddizioni di una città da sempre aperta al mondo (non dimentichiamo che è stata una dei capisaldi delle scoperte geografiche verso l’Africa e l’America soprattutto) anche per i forti legami con i popoli ex coloniali di lingua portoghese. Si nota il tentativo di rimettere a nuovo la città ma si nota anche, con chiarezza, la povertà e le difficoltà economiche che emergono soprattutto se visitate la città vecchia e le periferie.
Anche se avete poco tempo mi raccomando di non mancare la visita al Mosteiro dos Jeronimos, a poca distanza dalla nota Torre de Belem lungo il fiume Tago (nei cui pressi abbiamo trovato facilmente da parcheggiare).
Il monastero è un magnifico esempio di architettura cinquecentesca, con stravaganti e complesse sculture, come la raffinata porta meridionale della chiesa, opera di Joao de Castillo, realizzata nel 1516. Prendetevi un po’ di tempo e visitatelo con calma, secoli di storia e cultura portoghese vi entreranno nell’anima.
Prima di lasciare Lisbona però non mancate l’appuntamento con L’Antiga Confeitaria de Belém, non lontana dalla famosa torre, il monumento dedicato alla scoperta dell’America e sede del museo di Design, è la pasticceria più celebre della città. E’ qui, infatti, che è possibile gustare i dolci tipici, piccole paste delicati e friabili che si sciolgono in bocca già al primo assaggio. I pasteis de Belém, ideati dai monaci geronimiti, sono dei dolcetti alla crema di latte che vengono tutt’ora preparati secondo tradizione.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>