Coto Donana, Andalusia

imageIl Coto Donana è un luogo magico. Un gruppo di case basse, pittoresche, decorate,immerse in una surreale atmosfera da favola, le strade sono di sabbia, solo di sabbia. Sabbia leggera che il vento solleva e il suo spostarsi accatasta cumuli minacciosi per la guida, almeno alle prime mosse. La palude, tutta quest’acqua odorosa è un immenso canneto, una fantastica palude popolata da migliaia di animali bellissimi. Una cosa straordinaria di El Rocìo è la sua chiesa, bianca, con un timpano alto che solido ma etereo che spicca nel cielo azzurro dell’Andalusia. Questa chiesa è bellissima, armoniosa ma sobria, così sorprendente che sia circondata da sabbia e posta sull’orlo di una palude!
Ma la cosa veramente straordinaria è che sulle sue mura vivano e nidifichino centinaia di rondini, rondoni e balestrucci. El Rocìo riassume in se alcuni valori di cui oggi siamo davvero consapevoli in modo anche drammatico: la bellezza, la biodiversità, la fragilità della complessità, la migrazione. Lo scenario è quello dell’immenso delta del Guadalquivir, questo ambiente è di una fragile e composita bellezza, c’è acqua, con i cicli stagionali che fanno cambiare le terre dall’aridità quasi totale dei mesi estivi, all’allagamento totale dei mesi invernali. E con l’acqua vanno e vengono anche le centinaia di specie di uccelli che popolano di frullare d’ali e suoni vitali il cielo e il canneto.


Non a caso proprio per salvare questo ambiente straordinario è nato il parco nel 1969 grazie anche all’impulso di Jose Valverde.

Coto Doñana è una singolare, multivalente parola! Il suo primo e più semplice significato è zona, posto, terreno. Ma per estensione può significare anche zona circoscritta, delimitata e quindi restringendone ancora l’ambito, riserva. Nel caso del Coto Doñana, è stata per circa 900 anni una riserva di caccia nobiliare, legata ad un tragico assedio musulmano della non lontana Tarifa. Il difensore della città, che perdette il figlio ostaggio degli assalitori, ricevette quale impossibile indennizzo per il grave lutto subito, proprio un pezzo di questa immensa palude. La riserva di caccia, in effetti, tutelò per quasi mille anni questo delicato ambiente. E al tempo stesso codificò nelle sue genti in legame profondo con questa terra difficile. Vivere qui era duro, faticoso.

image

A meno di un’ora da Siviglia, alla foce del Guadalquivir nell’Atlantico, i mille meandri delle paludi di Doñana: un paesaggio incredibile un’estesa marisma (maremma, palude) dove il tempo sembra essersi fermato. Il Parco naturale di Doñana (parte nazionale e parte regionale) è una delle regioni paludose più importanti d’Europa: si estende per circa 500 kmq. E’ un ambiente di inestimabile valore, rifugio delle ultime linci pardine e dell’aquila imperiale spagnola, ma è anche prezioso habitat per milioni di altri uccelli che qui svernano o nidificano indisturbati. L’Africa è lì a due passi, quando il cielo è sgombro e non c’è vento umido, sembra quasi di poter toccare le coste del Marocco. A seconda del vento si può scegliere se fare birdwatching a Gibilterra oppure a Tarifa, già perché i grandi trasvolatori cercano di risparmiare energie e sul mare si fanno portare dal vento. Così come si facevano trasportare dal vento gli invasori arabi e berberi i cui segni sono molto presenti nell’architettura e nella cucina andaluse.

Nel 1969, nacque il parco nazionale, risposta all’avanzata di strade,risaie ed impianti turistici. Basta recarsi a Matalascanas per capire quel che sarebbe potuto capitare a questi luoghi senza il parco. Tutta la costa è un immenso agglomerato turistico. Dall’inizio del parco invece, sino alla foce del Guadalquivir, proprio di fronte a Sanlùcar de Barrameda, la costa atlantica di Coto Doñana è sabbia e vento, macchia e uccelli limicoli che vi nidificano. Doñana è la più estesa area protetta spagnola, riserva della biosfera per l’Unesco e Patrimonio dell’Umanità dal 1994.
Dal punto di vista geografico ci sono tre ambienti: la piatta marisma formata dall’accumulo delle sabbie e dei detriti del Guadalquivir, del Guadiamar e dei piccoli corsi d’acqua costieri; i cotos, terreni sabbiosi coperti da fitta vegetazione (sughere, pini, olivi selvatici, corbezzoli); le spiagge di dune mobili disposte su quattro fronti che, avanzando, coprono progressivamente la vegetazione. Un’esperienza unica, da non perdere, quella di percorrere questo luogo ormai scomparso altrove: chilometri e chilometri di spiaggia deserta, senza case e palazzi e nelle orecchie solo il suono della risacca e le strida dei gabbiani! Ventotto km di passeggiata libera, purché non si sconfini nell’entroterra dalla spiaggia. Per visitare l’interno del parco bisogna prenotare in anticipo una visita guidata a pagamento. Le visite partono dal centro visitatori El Acebuche (qualche km a sud di El Rocìo in direzione Matalascanas) oppure da Sanlùcar de Barrameda, da cui è anche possibile effettuare una visita in battello alla foce del fiume, navigabile sino a Siviglia.

 

image

Il Parco nazionale di Coto Doñana annovera oltre un centinaio di specie di uccelli residenti ed altrettanti migratori: oltre sei milioni di volatili passano qui almeno una parte dell’anno! Metà del parco nazionale è formato dalle paludi del delta del Guadalquivir, che sfocia nell’Atlantico al confine sud-orientale del parco, nei pressi di Sanlùcar de Barrameda. Solo un decimo di questa maremma primigenia è nel parco, ma il resto delle paludi è stato incanalato a fini agricoli. Da luglio ad ottobre le paludi sono al minimo, ma in autunno con le piogge il livello risale. Circa 500.000 uccelli acquatici, tra cui circa l’80% delle anatre dell’Europa occidentale viene a svernare a Doñana. In primavera arrivano fenicotteri, spatole, cicogne, avocette, upupe, gruccioni e tutti gli aironi che potete immaginare!
In cielo ci sono gli onnipresenti nibbi e nelle ore più calde l’aquila imperiale spagnola e il grifone. Difficilissima da avvistare è la lince, autentico relitto di un’Europa selvaggia che ormai esiste solo qui. Fra i 28 km di spiagge del parco e le paludi ci sono le dune mobili,larghe sino a 5 km: il vento dal mare le spinge verso l’interno anche di 6 metri all’anno. Quando raggiungono il fiume, sono trasportate di nuovo al mare, e il ciclo ricomincia. Dove questo equilibrio è stabile, le sabbie formano i 144 kmq di coto, l’habitat dei mammiferi del parco: cinghiali, cervi, manguste che popolano la brughiera, la fitta macchia, le pinete le sugherete. Intorno alla marisma (la maremma, la palude) si succedono tre ambienti. La vegetazione rigogliosa, liminale e riparale, costituita da carpini, leccio, robinie, eucalitti, con i canneti, con i laghetti, una zona di intricata vegetazione. Poi la cosiddetta duna stabilizzata, poiché si parte dal mare e non dal fiume a guardare queste zone, segue nell’evoluzione della formazione del paesaggio la duna mobile, che qui forma un mare di sabbia dorata in perenne movimento. La zona retrodunale (la duna stabilizzata), è appunto ancora il coto. Il vento sposta la finissima sabbia, le piante nel morire appiattendosi in questo movimento formano un substrato solido, sul quale si formerà la duna mobile. Oltre le dune, la spiaggia e il mare. La zona delle dune è l’ambiente vitale e di riproduzione della lince iberica, animale bellissimo ed in pericolo di estinzione. complessità, la fragilità e la biodiversità. Il grande numero di variabili possibili, ognuna delle quali ha un suo senso, la ricchezza in specie e ambienti e interrelazioni tra le une e gli altri. Questa è biodiversità. Questo è Donana!

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>