Aquila di mare, il fascino della natura selvaggia

aquila marePochi uccelli hanno suggestionato il genere umano come l’aquila.

Agli albori della storia, il suo possente volo è ricordato nei Salmi di Salomone, mentre un’aquila ornava anche lo scettro di Zeus, dio supremo degli antichi Greci. Nelle antiche saghe norvegesi Odino, re degli dei, assumeva spesso le sembianze di un’aquila, mentre dall’altra parte dell’Oceano Atlantico i copricapo da guerra dei nativi delle pianure nordamericane erano realizzati esclusivamente con penne d’aquila. L’aquila fu scelta anche quale simbolo degli eserciti della Roma imperiale, e successivamente per gli imperi d’Oriente e d’Occidente, per passare poi dal primo alla casa imperiale di Russia, pretendente all’eredità dell’impero Bizantino, e dal secondo agli Asburgo, quali eredi del Sacro Romano Impero. Ancora oggi la troviamo quale stemma nazionale dell’Austria e della Polonia e simboleggia sia il Messico sia gli Stati Uniti d’America.

Delle tante specie di aquila esistenti al mondo, l’aquila reale (Aquila chrysaetos) è sicuramente la più conosciuta in Italia, ma qui voglio invece parlarvi  della poderosa aquila di mare (Haliaeetus albicilla) o aquila di mare coda bianca, un uccello predatore con un’apertura alare di 2,5 metri, più grande dell’aquila reale. Abita il nord e l’oriente della Scandinavia, l’Islanda, l’est dell’Europa centrale,  il nord-est e il sud-est dell’Europa, il settentrione ed il centro dell’Asia ed il nord-ovest della Groenlandia.

In Italia, estinta quale nidificante dal 1956 (in Sardegna), è oggetto di progetti di reintroduzione. Volteggia a quote elevate e si nutre di pesci, uccelli marini, ma anche anatre o oche e carogne. Gli adulti hanno la coda bianca, il becco giallo, la testa, il collo e il petto bruno chiaro. Gli immaturi, a distanza sono tutti scuri con macchie più chiare (bruno-ruggine) sulle penne copritrici superiori dell’ala e con base del becco chiara. Le penne timoniere hanno margini scuri ma generalmente biancastre al centro, traslucide. Vola con lunghe serie di battiti alari tipicamente lenti e poco profondi, intercalati da sporadiche brevi planate.

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Nidifica, da gennaio-febbraio, sulle zone rocciose in regioni costiere e lungo fiumi e laghi ricchi di pesce, su alti pini o grandi alberi, ma anche sul terreno e sulle scogliere in grandi e tozzi nidi di stecchi che hanno, all’interno, una parte più piccola e incavata che è il vero e proprio nido, utilizzato più anni di seguito e di conseguenza ingrandito e consolidato di anno in anno. La femmina depone, da febbraio ad aprile, generalmente 2 uova che sono incubate per 35/45 giorni, principalmente dalla femmina, mentre i nidiacei, accuditi da entrambi i genitori che portano loro il cibo costituito da pesci e piccoli uccelli acquatici, volano all’età di circa 70 giorni, restando comunque nei pressi dei nido per altri 35/40 giorni. L’aquila di mare si nutre soprattutto di pesci, ed uccelli, folaghe in particolare, ma anche di piccoli mammiferi e carogne, pescando generalmente in superficie, ghermendo con gli artigli, mentre è rarissimo che si butti a capofitto in acqua alla vista di una possibile preda.

Nei miei viaggi ho incontrato spesso l’aquila di mare, in Scozia, dove vi sono ben 46 coppie nidificanti, con una popolazione che ha ora superato le 200 unità ed è considerata dagli esperti la più grande d’Europa, almeno da 150 anni a questa parte.

Skye, Mull e le Isole Occidentali restano le roccaforti della specie ma l’areale è in espansione e alcune coppie hanno raggiunto territori anche a 100 miglia dai luoghi ove è iniziato il progetto di reintroduzione nel 1975, immettendo in natura giovani provenienti dalla Norvegia.

Un tardo pomeriggio, durante una gita in barca nelle acque antistanti la cittadina di Portree, capoluogo dell’Isola di Skye, girovagavo lungo le coste in cerca di delfini e tursiopi. Da un albero su una rupe davanti a noi vedo un uccello librarsi in volo e dirigersi verso di noi. In men che non si dica, mentre ero ancora intenti a cercare di capire che uccello fosse e cosa stesse facendo, ecco che il magnifico esemplare di aquila di mare con una veloce ma elegante virata mi plana davanti, a non più di 5 metri di distanza, e quasi sfiorando il pelo dell’acqua ghermisce un grande pesce che si porta pesantemente dietro stringendolo fra gli artigli, mentre io, ancora a bocca aperta e stupito per l’improvvisa apparizione, mi rendo conto, con rammarico, di non aver avuto il tempo di scattare neanche una foto.

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Anche se in realtà è mancato proprio il pensiero di fare le foto, rapito da un avvenimento di cui non volevo neanche perdermi un microsecondo. Ma il fato, che a volte è avverso, alla fine mi è a favore: un provvidenziale (per me) quanto audace gabbiano vola veloce verso l’aquila, infastidendola e beccandola tanto che la poverina è costretta a mollare il pesce, su cui si getta subito il gabbiano che però, a causa della dimensione, non riesce a sollevare, neppure dopo vari sforzi. Il pesce quindi rimane a galleggiare, ormai privo di vita, mentre il gabbiano è costretto a rinunciare ai frutti della sua bravata perché l’aquila non intende certo desistere dal suo pasto e con una lunga e veloce virata sta di nuovo planando verso la sua preda: ma questa volta, sono pronto!

E dopo aver scattato foto a raffica, sia pure con una luce diurna sempre più debole e fioca, non mi resta che rientrare felice ed emozionato, dopo aver augurato buon appetito alla nostra amica pennuta!

 

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